giovedì 21 giugno 2012

Le ragazze nello studio di Munari, o degli intellettuali antiquari


Alessandro Baronciani, Le ragazze nello studio di Munari, Black Velvet Editrice, Firenze, 2010.


Non tutti sono simpatici. Ad esempio, per alcune persone io non lo sono: spesso me ne sto zitta, oppure faccio battute riservate a me stessa (a volte mi basta pensarle, e poi rido), e in faccia mi si dipinge subito quello che penso anche quando non è qualcosa di carino. Però ci sono persone che si mettono d'impegno più di altri nell'essere antipatiche: è una scelta di stile, dopotutto, una way of life.
Una delle strade possibili per chi fosse interessato a quest'arte è leggere Le ragazze nello studio di Munari. Infatti il protagonista, Fabio, è una buona esemplificazione dell'intellettuale antipatico.
Gli ingredienti in questo caso sono:


- essere esperto di opere letterarie e cinema francese (probabilmente anche musica cantautoriale, ma il fumetto non si può ascoltare - aspettiamo la versione enhanced ebook);

- mostrarsi palesemente sconvolti per l'ignoranza altrui nei succitati campi;

- giudicare gli altri esseri umani per le letture che fanno, che possono comprendere: Dostoevskij, Proust, Calvino/Walpole/Kafka (oh, non sono riuscita a capire chi di loro sia l'autore del "Castello" citato a p.77) - Dan Brown questo sconosciuto;

- frequentare i party milanesi solo per mettere in atto la propria affinata tecnica di rimorchio;

- lavorare in, anzi, essere il proprietario di una libreria antiquaria e viverci anche dentro dormendo in un letto a soppalco.


L'ultimo tocco è geniale, e vi garantirà il successo nell'antipatia e in altri campi: avere una storia con tre ragazze contemporaneamente, per poi farsi scoprire etc. etc. Questa è infatti la trama del libro: non molto articolata, ma, dopotutto, non è ciò che conta in questa graphic novel.



Le ragazze nello studio di Munari merita infatti di essere letto quasi esclusivamente per la sua realizzazione tecnica. Lo scopo di Baronciani, evidentemente, era di creare un'opera su Bruno Munari, compresi gli esempi pratici: pagine trasparenti, colori emozionali, pagine bucate e pecore di morbido velluto da accarezzare, tutti elementi inseriti coerentemente nel contesto narrativo. L'antipatia di Fabio previene ogni superflua immedesimazione, consentendo così di godere al massimo delle citazioni tecniche e dell'aspetto didattico - e chi, se non il nostro protagonista librario, poteva intervenire per spiegarci la Munari-filosofia?
Lo stile dei disegni, come la trama, è molto semplice e lineare, con bianchi e neri pieni; tutti i personaggi sono trattati in maniera superficiale, sia nella raffigurazione che nella caratterizzazione psicologica - non sono per niente importanti. Io l'ho letto due volte, e ancora non riesco ad associare i nomi alle tre ragazze (nella migliore tradizione delle mie incomplete letture di Dostoevskij).




Fabio il librario sembra il tipo che, incontrato di persona, ti snobberebbe facendo finta di non farlo; nel fumetto, si rivela invece un buon narratore. Dopotutto, come scritto nelle ultime pagine, sarebbe stupido cercare la perfezione e uccidere la fantasia.

Qui il blog di Alessandro Baronciani. In stile minimalista, esattamente come i disegni.

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